Ovvero i western di Sergio Leone con Clint Eastwood. Nella visione di questi film sono andato a scendere in bellezza: sono partito da Per un pugno di dollari, dove Clint, o l’uomo senza nome, o Lo straniero si divide tra due famiglie di delinquenti, e cerca così di fare più soldi possibile. Sono poi passato a Il buono, il brutto e il cattivo, il film dove si ride di più, ed ho finito con Per qualche dollaro in più, il peggiore dei tre.
Non mi piace il genere western, ma come al solito ci sono le eccezioni: quelli dove gli indiani non sono i cattivi, come Balla coi lupi (che non fa parte della mia videoteca) o Piccolo grande uomo (altro film dove il protagonista cambia spesso fronte). La trilogia del dollaro mi piace perché sembra che la colonna sonora di Morricone faccia da personaggio a sé, che si intromette nei dialoghi, nelle scene, nel montaggio. E sentire i miei colleghi che fischiettano i motivi dei film mi ha fatto incuriosire: alla prima occasione ho registrato i film e li ho conservati.
Poi si può parlare dello spaghetti-western, di Clint con o senza cappello, di Gian Maria Volontè…
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