Shutter island

22 03 2010

Quasi quasi mi dimenticavo di recensire il film del sabato sera scorso. Non vi spiego perché, anzi, ve lo dico alla fine, ma alcuni dovrebbero averlo già capito. Leggete se l’avete già visto, in questo caso scriverlo è doveroso.

Scorsese è soggetto a sbalzi di qualità. Negli ultimi dieci anni ha fatto cose buone e cose appena passabili. Scorsese però è anche un cinefilo, oltre che regista, il quale, ricordo, ha fatto un corso accelerato di cinema al suo ultimo pupillo, Leonardo Di Caprio. NON si può dire che quest’ultimo attragga gente al cinema come in Titanic…sono passati tanti anni, mai troppi per fortuna. Scorsese si è rifatto un nome con The departed, e con questo film ha avuto (quasi) quello che si merita agli Oscar…quelli veri, non del Torneo. Tutti questi fattori hanno fatto si che questa settimana Shutter Island raggiungesse il terzo posto nel box-office italiano. Ma non basta, c’è dell’altro…

Il film è quanto di meglio la cultura di Scorsese possa mettere su pellicola. Nelle mie sinapsi ci sono ancora dei rimasugli di altre recensioni, soprattutto, e da qui sono partito nella visione, di chi parlava di espressionismo tedesco: non ho mai visto niente di Fritz Lang, ma ricordo le nottate passate con Fuori orario, che ogni tanto inserisce certi spezzoni del genere citato; da qui sono partito per capire la meraviglia di questo film, i fotogrammi appena appena fermati, le scene immobili, come le espressioni del viso dei protagonisti. Poi c’è la fotografia, e per uno come Martin, abituato agli interni, non dev’essere stato facile, ma è veramente eccezionale. E la colonna sonora? Inquietante quanto basta, oltre la durata del film, per quelle tre note evocate anche nei titoli di coda. Di Caprio? Bravissimo, ma è solo una conferma (come purtroppo l’impossibilità di “elevare” Mark Ruffalo a protagonista in un qualsiasi film). La sceneggiatura? Qui cadono un pò di altarini. C’è chi scrive che il libro è migliore, e che il montaggio, il finale rivelatorio, le escursioni nella Storia, combinino un casino colossale, tanto da far decadere il regista anche dalla mia personale playlist dei migliori registi.

Non pensavo di andare a vederlo, per diversi motivi: Alice in wonderland mi attirava di più, per il 3-D naturalmente, e magari qualcuno mi avrebbe attirato al cinema per un film italiano (l’ultima volta se non sbaglio era per La stanza del figlio). Per questo leggevo con molta distrazione e poca partecipazione le recensioni degli altri blogger (quelli della sidebar del Torneo), ma speravo, speravo veramente che il trailer non fosse così rivelatorio, credevo in un colpo di scena del finale non così telefonato, non preso, masticato, ricotto e riconfezionato da altri, troppi thriller del genere (si cita Gothika ad esempio). Forse sono io che ho visto troppi film del genere, ma di ogni film devi cercare le cose positive: dico quindi che la confezione e il contorno sono eccezionali, ma il contenuto è quanto di più visto si possa pretendere.

Anche se l’ha fatto Scorsese.


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