La signora di Shanghai

11 03 2010

Devo farmene una ragione: Orson Welles non era solo Quarto potere, e non era solo un attore “particolare” nel cinema italiano. Quindi, per passione, mi sto avvicinando a film che, nel bene e nel male fanno la storia del cinema, e che meriterebbero un’altra visione nei prossimi mesi.

La letteratura su questo film è come al solito problematica, se si pensa che a dirigerlo c’era Orson: i casini con la casa di produzione, l’arte di regista espressa specialmente nel finale, i rimandi, i mescolamenti di generi, tutto fa poi capire come mai il regista è riuscito a farcelo vedere solo due anni dopo la realizzazione. La fama di questo film si sviluppa quando chiama sua moglie (sua moglie??!?!?!) Rita Hayworth a recitare, ma sotto il suo comando, e soprattutto bionda (me la ricordavo infatti rossa). La storia del cinema passa anche di qua, per un processo sui generis (l’avvocato che si fa interrogare come testimone e si fa il controinterrogatorio, geniale) finale che ti trovi così, improvviso, e ti chiedi se la sparatoria tra gli specchi sia già cult per i cinefili più cocciuti di te.

E ora mi brucio il Terzo uomo, anche se so che nei prossimi mesi so di recuperare di sicuro.


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