Roma, Napoli e Milano violenta

9 03 2010

In questo periodo di cicli e/o generi non potevo evitare di vedere alcuni titoli riproposti il sabato notte su Italia 1 (???) e il venerdì sera su IRIS: tre film, tre città con lo stesso aggettivo non potevano che attirare la mia attenzione, anche se c’è un altro titolo della serie, anche se ho appena visto il commissario Betti non si ferma qui. Infatti il personaggio dei primi film del post è un poliziotto dalla moralità disfatta dalla criminalità più o meno organizzata; i suoi metodi non sono apprezzati dai superiori, ma dai cittadini comuni. Stavo per accusare di apologia dello squadrismo il primo film, ma sono andato oltre, ed ho apprezzato Napoli violenta, con le scene d’azione e di inseguimenti meglio riprese qui in Italia, anche se eravamo negli anni ’70;  dovevo andare oltre, ma ho sbagliato film, ed invece di vedere Roma a mano armata ho visto Milano violenta, che va fuori dalla trilogia anche per il peso dato ai delinquenti, per il quale Filmtv lo inserisce all’interno del genere gangster.

Tre film del genere potevano stancarmi anni fa, ma ora le oltre 4 ore dedicate sono dovute, per cinefilia sviluppata e per capire se Tarantino ha ragione nel star dietro alla serie B. Atto dovuto quindi, ma solo una volta nella vita…


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6 responses

10 03 2010
giuliano

Quando mi capita di incrociare questi film, ma anche quelli di Pozzetto e di Celentano, adesso mi fermo a vederli perché ritrovo Milano come l’ho conosciuta io. Insomma, di quel che succede come trama non m’importa molto, li uso come documentario perché nel frattempo il mondo è davvero cambiato. C’è molto più cemento, questo si nota subito, e da qui derivano i colori meno caldi dei film recenti. Una volta pensavo che fosse solo per via del tipo di pellicola, poi ci ho ragionato su: con alberi a aiuole e case di mattoni i colori sono davvero più caldi e più belli.

10 03 2010
agegiofilm

Il nostro ragazzo della via Gluck…Ormai anch’io so riconoscere un film solo dai colori, dalla fotografia. E quella dei film in questione era diversissima!!!

10 03 2010
giuliano

Da Celentano prendo subito le distanze! Un buon cantante, ma niente di più.
la via Gluck invece è vicinissima alla Stazione Centrale…quando ho preso coscienza di dov’era quel posto che una volta era pieno di prati e di erba, mi è venuto un colpo. Del paesaggio abbiamo fatto scempio, e lo scempio non è mai finito, continua alla grande. Ai lumbard il verde fa proprio schifo.

10 03 2010
agegiofilm

Ora ci si preoccupa del verde di Milano, che visto da fuori, da lontano, non sembra neanche chissachè, soprattutto per uno che vive dove i pini sono troppi. Riflettendo bene sui film visti poi mi viene in mente la divisione più che politica della popolazione, la destra contro la sinistra estreme, roba appena accennata nella serie, ma mi ricordo presente maggiormente in Milano Calibroi 9. Correggimi se sbaglio Giuliano.

10 03 2010
giuliano

Mah, Claudio Abbado – in sostanza – ha detto che a lui sarebbe piaciuta Milano come Vienna, o come Bonn, con molto verde. Il dibattito che ne è uscito dimostra ampiamente a che livello di idiozia siamo arrivati.

Questi film però erano dei fumettoni, niente che vada preso sul serio. Anche Clint Eastwood non era mica l’ispettore Callaghan…

10 03 2010
agegiofilm

Ma si, sono cambiati i tempi…

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