Lei mi odia

23 02 2010

L’inizio, dopo l’immagine della banconota da tre dollari, stordisce, per come Spike Lee rappresenta la pre/crisi economica, forse causata anche dal fare soldi sulla salute della gente, ripresa anche nel finale. Ma ciò che colpisce di più, oltre naturalmente alle riflessioni dovute in ogni film del regista afroamericano, è la parte grottesca, registro neanche tanto insolito per lui: il protagonista che ingravida per tirare a campare almeno 19 donne lesbiche. Tra di loro c’è anche la sua ex, e la compagna di lei. Tanto materiale, forse troppo, su cui riflettere, senza parlare del licenziamento del venditore di sperma. Spike Lee ha fatto cose buone, ma ultimamente sembra abbia fretta di dire tante cose. A volte c’azzecca, devo ammetterlo, almeno nella forma, come nel finale di Miracolo a Sant’anna, ma è il contorno di ogni suo film, con il solito boccone duro da mandar giù delle riflessioni sul popolo nero, che non vanno. Che senso ha per questo far citare a Turturro una scena de Il padrino, se non quello di far pensare su argomenti come mafia/droga/afroamericani?


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