Lontano dal paradiso

16 02 2010

Un pò di confusione nei primi secondi, diciamo dai titoli di testa in poi. Poi sono rimasto veramente affascinato: mescolare anni ’50 e anni 2000 non era roba facile, e Todd Haynes c’è riuscito come in un film di fantascienza, ma senza effetti speciali, se si escludono fotografia e colonna sonora. Poi, vedersi una copia dei film di Douglas Sirk (questo almeno è ciò che sento dire ogni volta che si parla di Lontano dal paradiso) con i temi trattati, che nel periodo di ambientazione non erano esattamente facili, migliora il film in modo assoluto: razzismo poco meno che imperante, almeno nella piccola borghesia, e omosessualità trattata come una malattia curabile sono stati colpi di genio che credo non si possano ripetere. E sono questi i temi per cui si cruccia la protagonista, forse un attimo più reali di altri. Una parola sulla colonna sonora: avevo la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di antico, di non sentito per un buon lasso di tempo, e scopro da Wikipedia che era l’ultima composizione di Elmer Bernstein. Per citare solo i film ambientati nello stesso periodo e per cui l’autore ha scritto le partiture bastano I magnifici sette, La grande fuga, L’uomo di Alcatraz.


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