La sconosciuta

7 01 2010

A volte fa bene dimenticarsi dei film di cui si legge troppo nelle riviste o su Internet. A volte poi ci si sorprende per certo cinema nazionale, e, ancora, capita che si arrivi all’amare una pellicola fin dai primi minuti. Prima di smettere di fumare, fino a qualche giorno fa, interrompevo un film due o tre volte, ma qui solo una fame sana e consapevole, quelle da una mela per intenderci, mi ha distratto da La sconosciuta: la tensione, dall’inizio alla fine, è palpabile, con dejavù di Hitchcock e musica di Morricone, e il ritmo non è paragonabile a niente di italiano; Xsenija Rappoport è magnetica, inventiva, determinata, coi piedi per terra, bellissima, triste, sfortunata e bravissima; le vicende sono quanto di più attuale si possa pretendere, con il commercio di immigrate e di frutti del loro grembo, il loro reinserimento nella vita di tutti i giorni è quasi irreale, con un mondo che va così, dove vuole. Tornatore riesce a sorprendere non per le grandi produzioni, penso a Baarìa, ma per i film meno considerati, da Una pura formalità in poi.

A volte mi sorprendo…


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