Bugiardo bugiardo

29 11 2009

Ci sono due o tre scene da ricordare: l’ultima è quella dei titoli di coda, dove si offende Jim Carrey con l’epiteto “giggione”, insulto mai sentito; nel conquistare il figlioletto poi parla di sè, dicendo più o meno che c’è chi campa con le smorfie; poi, ma questa dovrebbe far parte della sceneggiatura, gli viene domandato se è un imbecille, e lui risponde con “sono la quintessenza dell’imbecillità”. Tutto questo si può riferire a parole, ma ogni film di Jim Carrey fino al 2000 era fatto dalla sua faccia,  pur riuscendo ad usare una comicità che va oltre l’uso del corpo, in una combinazione quasi impossibile di linguaggio scurrile e target familiare. Penso a ciò che succede nel film in questione ogni volta che è in ascensore, ad esempio.

Credevo che questo film fosse del 2001, quindi un ritorno al politically scorrect, al recitare in ogni film come un cartone animato, ma Bugiardo bugiardo è del ’97, in pieno periodo di scoperta da parte di Hollywood della fantastica faccia di gomma. Se tornasse a recitare così, ora che è diventato un pagatissimo e completo attore, allora ne vedremo delle belle. E non basta fare Una settimana da Dio, ci vuole ben altro…


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