Bowling a Columbine

9 01 2009

Scena più famosa: L’incontro con Charlton Heston? Il cartone animato sulla storia degli Stati Uniti? Le immagini delle guerre degli Usa con il sottofondo di Louis Armstrong?

Parole memorabili: Sicuramente non “Dalle mie fredde mani”.

Regia: E’ un documentario in cui il regista sta dietro ma anche davanti alla cinepresa: intervista la gente, fa ipotesi, interroga a volte, quindi fa il giornalista come pochi.

Attori: Non ce ne sono, sono tutte persone reali, trapassate o ancora vive, cattivi o buoni, però, diversamente dai film veri i buoni non sopravvivono e i cattivi restano in piedi.

Soggetto e sceneggiatura: Il regista ha una tesi: la paura alimenta il mercato delle armi, l’economia è corrotta e ingiusta; l’analisi parte dalla scuola di Columbine. Piano piano, tra giri in Michigan, il posto dove è nato il regista e dove le armi circolano liberamente quasi per principio, e gite in Canada, dove i mass media non si preoccupano di far paura ai cittadini, tra cartoni animati (forse degli autori di South Park?) e ritratti drammatici delle vittime da armi da fuoco si rompe la perfezione del sistema USA.

Dialoghi: Sono reali!

Colonna sonora: L’ho già scritto, c’è anche Louis Armstrong, per una mini storia delle guerre finanziate o ingaggiate dagli USA, What a wonderful world con le immagini di Bin Laden, Pinochet, e di tutti quei personaggi che piano piano sono diventati imbarazzanti…

Effetti speciali: I proiettili sparati a Columbine erano veri, e non solo quelli.

I miei Oscar: Non so se sia il miglior documentario in circolazione…

Gli Oscar veri: …ma ha vinto l’Oscar.

Schede: Filmtv, Mymovies, Wikipedia, IMDB

Prosecuzione delle vicende: Ogni tanto si legge di qualche morto per arma da fuoco, negli Usa ma anche qui. La madre degli stupidi è sempre incinta?

Meglio di, peggio di: Qualche film moralista di Hollywood non supera questo film, ma mi è piaciuto di più Fahrenheit 9/11.

Stesso genere: Fahrenheit 9/11.

Riflessioni e ricordi: Continuo nel sentiero dei film visti per essere visti, e non per distrarsi, per cui basta un minimo di impegno intellettuale per capire anche una lezione di storia.


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2 responses

13 01 2009
arwenh

bellissimo. agghiacciante.
dopo aver visto charlton eston col pistolone non mi sono piu’ stupita di sara palin col fucile.. anzi inizio ad entrare nella psicologia dell’americano medio nella “country” statunitense che probabilmente ha riconosciuto in quel gesto un simbolo della democrazia americana…

mamma mia…

13 01 2009
agegiofilm

L’idea della pistola come base della democrazia mi pare piuttosto antiquata…

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