Provaci ancora, Sam

25 11 2008

Per me era quasi un classico nei primi anni di passione consapevole per il cinema. L’avrò visto tre o quattro volte in totale: la prima volta era anche per un film di Allen, e mi sono innamorato anche di Casablanca e di Bogey; la seconda volta è servita come conferma al livello di cult al quale era arrivato il film; la terza volta, molti anni dopo, è stata strana per la distanza che si era creata da questo film, la mia cinefilia era si consapevole, ma anche maturata da ore e ore davanti alla tv; questa volta è stato diverso, perché di Allen avevo già visto quasi tutti i film migliori (Io e Annie, Manhattan,..) e peggiori (Il dormiglione, Il dittatore…). Ecco, Provaci ancora, Sam sta nel mezzo, con l’idiozia e il cattivo rapporto che ha l’attore e regista con gli oggetti (il phon, i dischi, un bicchiere), mezzi per ottenere una immediata simpatia, e i film in cui si rapporta all’altro sesso, con Diane Keaton in primis, forieri di aforismi, dialoghi e battute che sono entrati nella storia del cinema e della psicanalisi.

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