Il grande freddo

11 10 2008

Questo film era quasi mitologico per me, qualcosa che pensavo mi sarei trascinato negli anni. Dall’insieme di buoni ricordi che avevo del film la prima cosa che se n’è andata è l’adorazione per il ’68 e gli anni successivi: con la maturità, con il passaggio all’età adulta, mi sono disilluso abbastanza. Poi c’era la colonna sonora del film, ma anche quella è passata, ascoltando diverse cose dei cantanti che fanno ballare i protagonisti nello sparecchiare dopo una cena (non prima, nel prepararla…); anche questo film però mi ha fatto crescere musicalmente, devo ammetterlo però. C’erano i belllissimi rapporti interpersonali, ma anche qui il film è una favola: dove trovate una moglie che dice al marito di mettere incinta una loro amica?

C’era il cinismo del personaggio interpretato da William Hurt, e forse è il personaggio che mi piace di più, al di là della quantità di droghe che si è portato dietro per il weekend.

Quest’ultimo è una celebrazione di un morto, un modo per ricordarlo insieme. Il morto è Kevin Costner, e potrei dire che le vicende di Fandango, il film che l’ha fatto scoprire a tutti, potrebbero proseguire ne Il grande freddo (a questo punto verrebbe fuori un dvd con due film perfetto…). Anche nel film di Kevin Reynolds si parla di un morto, che poi morto non è…

Nel film recita Glenn Close, una delle mie grandi attrici:

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