Sliding doors

27 08 2008

Forse ho capito perché Gwyneth Paltrow nel film si divide tra due storie: nel finale, quando è in coma sul letto d’ospedale vive una seconda vita, che parte quando un’inezia, le porte della metropolitana si aprono, e le si apre un secondo universo, una seconda dimensione. Ciò non ha assolutamente niente di fantastico, anzi, tutto si risolve come nelle migliori commedie inglesi degli ultimi anni, pieno di battutine, dialoghi quasi scoppiettanti e situazioni degne di un lavoratore precario, tutto inserito all’interno della vita sentimentale della protagonista. Alcuni personaggi sono anche azzeccati, come la ex di Jerry, una tipa che non vorrei mai incontrare, o l’amico dell’adultero, quello che ti ascolta sempre e comunque, e ride delle tue disavventure da buon cinico. L’unica cosa che non va in questo film, a parte l’odiosa imposizione di un nuovo taglio di capelli nel momento in cui una donna “cambia vita”, è la faccia di Gwyneth (seconda volta che scrivo correttamente il suo nome, un record), quasi sempre immobile, inespressiva.

L’ultima volta che l’avevo visto, quando l’ho registrato su vhs, era in una non meglio identificata finale di Champions League, segno ulteriore che il calcio non è nei miei interessi e preferisco anche un film che Mya trasmette a spron battente piuttosto di vedere una palla inseguita da 23 persone su un prato. Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola, quindi…

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