Un film mitico, uno dei migliori per alcuni, sicuramente per IMDB, è tratto da un racconto di Stephen King. Non dico nemmeno il titolo, dovreste capirlo da soli…
82 pagine, e dopo 62 delle quali arriva la famosa fuga. Nel frattempo Andy Dufresne ha visto non uno ma diversi direttori del carcere, che hanno approfittato delle sue competenze per fare soldi, dai quali però, diversamente dal film, non trae godimento con una identità fittizia. Il bello di un racconto o di un libro adattati per il grande schermo è la possibilità di vedere un universo parallelo, in cui gli eventi prendono un’altra piega, le persone sono diverse (il ragazzo che può scagionare Andy viene corrotto, non ucciso), e i finali cambiano. Non in questo caso però: le ultime scene ricalcano le ultime pagine, quasi alla perfezione. E vengono tagliati certi elementi che scandalizzerebbero ancora: basta leggere le prime pagine.






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a me è piaciuto più il romanzo che il film (ho recensito il primo con il Post LA SANTA FUGA DEL PRIGIONIERO), ma ammetto che la recitazione di Tim e di Morgan merita un applauso
comprensibile che le pagine che King dedica alla sodomia tra carcerati siano state saltate
Ho molta nostalgia di quel film…