A fine carriera un attore si può permettere di fare camei se è bravo, di avere il ruolo di nonno se è abbastanza vecchio, di interpretare Albert Einstein se si è Walter Matthau. E solo questo indurrebbe curiosità. Ma se cambiando gli addendi della commedia (Meg Ryan e l’amore) il risultato non cambia, aggiungendo anche la fisica e la scienza come si faceva negli anni ‘50 a Princeton, il film ha una marcia in più. All’inizio di Genio per amore ci si domanda se l’individuo è vittima di un incidente cosmico o del progetto divino, si nega l’esistenza del tempo, e alla fine si parla di fusione fredda, ma tutto con alcune trovate del genere. Infatti Einstein (che grida “Wow!” correndo sulla moto) e il suo gruppo di scienziati e amici pazzerelli (che non saprebbero cambiare una lampadina) cercano di far innamorare Meg Ryan di un meccanico, interpretato da Tim Robbins. Una bella commedia intelligente, in tutti i sensi.
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