Più ci penso, più dico che il tempo è galantuomo. La prima volta che ho visto Il cacciatore era circa 10 anni fa, e non mi è rimasto granché impresso. Poi, con le ultime cassette svendute da Corriere e Repubblica 5 anni fa, quando volevo farmi una seria videoteca, l’ho comprato ed ho iniziato a rivalutarlo positivamente. Ad ogni visione c’è qualcosa da scoprire in questo film: la bellezza di Meryl Streep, che allora aveva 29 anni e non faceva film alla Diavolo veste Prada (era fidanzata con John Cazale, morto di cancro lo stesso anno del film); Robert De Niro interpreta un personaggio piuttosto positivo, che cerca di mantenere la promessa fatta all’amico di non lasciarlo in Vietnam, allontanandosi da Taxi Driver e Toro scatenato; le canzoni del film, la tragica God bless America della fine e l’allegra Can’t take my eyes off of you. In passato avevo visto Fandango con Kevin Costner, che per tanti si ferma al Dom, ma che parla anch’esso di giovani che stanno per partire per il Vietnam, e naturalmente Nato il 4 luglio, con il ritorno a casa del reduce su sedia a rotelle con immensi sensi di colpa. Ma neanche Apocalypse now, che a questo punto considero solo un film di guerra, ha potuto raccontare al meglio ciò che è stato il Vietnam per l’America.
Update del 16/07/2009: Ho piagniucolato l’ultima volta che l’ho visto…
La roulette russa:






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